L'importanza della Prevenzione Crimini nei Social
- Ariel Lilli Cohen
- 15 set 2024
- Tempo di lettura: 3 min

La storia non è di questi giorni, ma rimane una modalità di investigazione che unisce le capacità informtiche e l'analisi umana nel leggere le situazioni, prima che diventino reati gravi. Appunto prevenzione crimini, che dimostra quanto sia importante seguire anche le più piccole tracce sparse sui social per arrivare a prevenire un'attentato, soprattutto in questo momento storico nel quale la polarizzazione sul conflitto arabo-israeliano è molto forte.
La prima regola è prevenire. Prevenire che partendo da un’idea estremista ci si tramuti in veri e propri tagliagole dell’Isis, prevenire che menti malleabili possano essere condizionate attraverso un’opera di proselitismo, abbracciare il radicalismo e mettere in atto azioni terroristiche di cui l’Europa, negli anni, ha già avuto drammatici assaggi.
È in quest’ottica che hanno agito la Digos di Lecce e l’Ucigos (Ufficio centrale per le investigazioni generali e le operazioni speciali), arrestando Astrit Hasani, 49enne albanese, da anni trapiantato nel Salento. Dotato di un permesso di soggiorno di lunga durata, abita a Galatina e proprio da qui sarebbero partiti, tramite i profili social (Facebook, soprattutto, ma anche stories di Instagram) messaggi, frame, video inneggianti alla jihad.
Istigazione a delinquere e apologia, aggravate dalla finalità di terrorismo e dall’uso di strumenti informatici, sono le ipotesi di reato a carico dell’uomo, per il quale il giudice per le indagini preliminari di Lecce, su richiesta della Direzione distrettuale antiterrorismo, ha disposto l’arresto ai domiciliari, con braccialetto elettronico.
In una conferenza alla quale hanno partecipato il vicario del questore, Salvatore Barilaro, il dirigente della Digos salentina, Carmine Massarelli, e per l’Ucigos il funzionario Oreste Ariano, si sono illustrati i contorni dell’indagine. Per quanto possibile, dato che gli approfondimenti sono ancora in corso e riguardano una “cellula” sulla quale gli investigatori hanno acceso un faro da qualche tempo.
Di sicuro, l’attenzione riposta su Astrit Hasani non è storia degli ultimi giorni. Il suo percorso di radicalizzazione è stato analizzato a fondo, ma soprattutto nell’ultimo anno, il fatto di aver sposato sempre più da vicino, in un crescendo di toni aggressivi, la causa della jihad (finora in forma propagandistica, ovvero non si conoscono azioni perpetrare da lui in persona) si è fatta allarmante.
Alcune informative sui cambiamenti avvenuti nel tempo nel modo di porsi dell’uomo e persino nello stile, sono diventati d’interesse per i servizi di intelligence, nello specifico l’Aisi, che così ha avvisato la questura leccese. Ed è da qui che si è giunti a un approfondimento da parte della Digos, in particolare sui movimenti riguardanti il web. Intercettato il profilo Facebook del 49enne albanese trapiantato nel Salento, si è ricostruito tutto il percorso di radicalizzazione di matrice islamica che si è progressivamente consolidato.
Le attività tecniche avrebbero fatto emergere, fra le altre cose, come l’albanese avesse maturato una profonda avversione per le leggi italiane e lo stile di vita occidentale, con critiche rivolte spesso verso il cattolicesimo. Nulla di palesemente illecito, ma comunque indizi di un modus agendi.
L’indagine, che si è svolta anche con intercettazioni, per ricostruire il profilo personale di Astrid Hasani, ha permesso anche di rilevare la più che probabile disponibilità di una bandiera dell’Isis. Apparirebbe ritratta in alcuni video, ma il vessillo potrebbe trovarsi nella natia Albania, dove l’uomo dispone di altri immobili e dove non mancava di tornare, quando possibile. In tutto ciò, il contribuito dell’Ucigos è stato fondamentale. È servito come collante per collaborare con le polizie estere, in modo da approfondire le relazioni dell’uomo e ricostruire il profilo di pericolosità dei soggetti con cui avrebbe interagito nell’ambito della divulgazione del materiale. Insomma, sembra che avesse preso contatti anche con elementi di rilievo nell’ambito del terrorismo internazionale.
È scattata quindi una perquisizione della sua abitazione, personale e informatica. Fra l’altro, è stato rinvenuto un completo da combattimento, con tanto di coltello, lo stesso ritratto in foto che avrebbe postato più volte nel corso delle attività. Sotto sequestro sono finiti anche due cellulari, che saranno analizzati a fondo per scandagliare ancora di più i suoi rapporti. Una cosa è certa: per la provincia di Lecce è la prima volta che avviene un arresto di questo tipo, con radici che affodando nella propagada a favore della jihad.
fonte corriere salentino



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