da Elettricista alla Jihad
- Ariel Lilli Cohen
- 14 set 2024
- Tempo di lettura: 3 min

L’indagine, iniziata lo scorso luglio e sviluppata dalle Digos di Bologna e di Forlì-Cesena e dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione a seguito dell’informativa dell’Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna), ha dimostrato la ferma determinazione del giovane a raggiungere i teatri di jihad Siro-Iracheno dopo aver intrapreso un percorso di radicalizzazione che lo ha portato a una profonda adesione alle ideologie dell’estremismo islamico.
In particolare, attraverso il monitoraggio online, è stato documentato come l’indagato abbia mantenuto sistematici contatti virtuali con esperti religiosi dell’Isis che hanno rinforzato la sua determinazione operativa, alimentata anche dall’ossessiva visione di scene di jihad e ascolto di sermoni e brani musicali dedicati al martirio presenti nel web e su piattaforme social.
Il giovane, inoltre, era in contatto con un facilitatore che avrebbe agevolato il suo viaggio e reclutamento nelle fila del circuito jihadista; per farsi trovare pronto ha intensificato l’addestramento fisico e ripreso l’attività di elettricista al fine di mettere da parte la somma necessaria ad affrontare il viaggio.
L'aspirante jihadista è stato condannato. Elettricista si addestrava online. Voleva combattere in Siria con l’Isis. Khaled Ben Rhouma, residente a Borello, è accusato di arruolamento con finalità di terrorismo islamico. Ieri il giudice di primo grado, con rito abbreviato, ha disposto la pena di 3 anni e 4 mesi di reclusione.
È stato condannato a tre anni e quattro mesi di reclusione, con l’accusa di arruolamento con finalità di terrorismo internazionale, Ben Rhouma Khaled. Il 24enne, nato a Cesena da genitori tunisini, era accusato di essersi radicalizzato per andare a combattere in Siria e in Iraq guardando ossessivamente video in rete sulla Jihad al fine di addestrarsi a combattere. L’imputato, condannato ieri in primo grado a seguito di giudizio immediato con rito abbreviato dal giudice di Bologna, era stato fermato a Cesena, nella sua abitazione di Borello il 20 settembre scorso dalla Digos di Bologna e Forlì. Il 24enne, che si trova nel carcere di massima sicurezza di Sassari, lavorava nel cesenate come elettricista e frequentava persone appartenenti all’area del cosiddetto radicalismo islamico, ed era solito frequentare anche centri di cultura islamica nel territorio di Cesena e Gatteo.
Il suo legale, l’avvocato Caterina Murgo, ha chiesto ieri in udienza che il giudice disponesse una perizia per verificare la capacità di stare in giudizio di Ben Rhouma Khaled, ma il giudice ha rigettato la richiesta. Il pubblico ministero ha chiesto la condanna a 5 anni di reclusione ritenendo che l’imputato avesse la concreta intenzione di arruolarsi per andare a combattere in Siria e in Iraq, mentre il difensore ha concluso la sua arringa ritenendo che gli elementi di indagine non avessero portato alla prova del suo arruolamento. Il giudice ha condannato l’imputato in primo grado e depositerà la motivazione della sentenza tra 15 giorni.
Ben Rhouma Kaled l’estate scorsa aveva acquistato un biglietto aereo per gli Stati Uniti dove avrebbe dovuto incontrare un complice, e da lì partire alla volta della Siria. Ma per quel viaggio non è mai partito perché aveva il passaporto scaduto. Dalle intercettazioni telefoniche è emerso anche il contatto con una donna, residente all’estero, con cui il 24enne aveva intrecciato una relazione. In un messaggio la donna scriveva: "Se Allah trova una soluzione dobbiamo essere pronti. Questo significa prepararsi religiosamente, economicamente e mentalmente" e il giovane replicava "Amo quello che dici ed è quello che sto facendo. Il giovane rientrato in Italia il 29 luglio dopo un lungo soggiorno a Londra (il padre risiede in Gran Bretagna) ha raggiunto la sua abitazione a Borello dove vivono la madre e i fratelli. Alla polizia britannica il giovane avrebbe confermato le sue posizioni radicali, fino a far emergere la sua determinazione a raggiungere la Siria e l’Iraq per unirsi all’Islamic State, manifestando la convinzione della correttezza dell’uso della violenza per gli scopi religiosi.
La famiglia aveva provato a fermarlo e il padre lo aveva segnalato alla polizia britannica preoccupato dalla sua progressiva radicalizzazione, dovuta alla frequentazione con alcuni connazionali che esercitavano su di lui una forte attrazione ideologica.
fonte polizia di stato / Il resto del carlino



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